Stages e collaborazioni

Il Museo è disponibile alla collaborazione con studenti iscritti a università, corsi di dottorato, scuole di specialità (italiane e straniere), istituti secondari e corsi di formazione professionale.

Per poter effettuare un tirocinio o uno stage è necessario attivare una convenzione tra l’ente di formazione di appartenenza e la Fondazione Accorsi-Ometto.

Per maggiori informazioni, rivolgersi a: didattica@fondazioneaccorsi-ometto.it

Qui sotto puoi leggere le esperienze di chi ha già svolto il tirocinio con noi.

L’esperienza in Museo

Simona Tarditi

Simona Tarditi

Organizzare una biblioteca

Ho svolto il tirocinio formativo al Museo di Arti Decorative Fondazione Accorsi Ometto fra luglio e agosto 2019: il mio compito è consistito nel riordinare e catalogare i testi della biblioteca e nel prestare accoglienza ai visitatori; ho altresì avuto l’opportunità di cimentarmi in una visita guidata affiancata dalla mia tutor.
Tutto il personale è stato fin da subito cordiale e disponibile, mi sono sentita immediatamente a mio agio. Non posso che considerarla una piacevole esperienza che mi ha permesso non solo di entrare in contatto con le diverse mansioni presenti all’interno di un museo, ma che mi ha fatto per di più conoscere una realtà come quella di una Fondazione, piccola, ma in continuo movimento, con la volontà di migliorarsi ogni volta e di organizzare attività stimolanti per i visitatori, dai più piccoli agli adulti, dalle famiglie alle scuole.
È un museo che merita di essere maggiormente conosciuto e visitato. Pur essendo una piccola realtà all’interno dell’ampia proposta torinese, offre la possibilità di scoprire piccole curiosità e grandi personalità della storia artistica piemontese e non solo, oltre che meravigliare per la bellezza delle sale e la quantità di oggetti così appassionatamente raccolti negli anni da Pietro Accorsi e da Giulio Ometto.

Federica Tarasco

Federica Tarasco

La ricerca e lo studio delle collezioni

Sono Federica, studio storia dell’arte all’Università degli studi di Torino e ho svolto il mio tirocinio, tra ottobre e novembre 2018, presso la Fondazione Accorsi-Ometto.

Il clima vivace e frizzante dell’Ufficio ha reso molto piacevole la mia permanenza presso il museo e trovarsi a lavorare a contatto con personalità giovani e formate sicuramente ha aiutato ad avere momenti di confronto e di scambio reciproco. La collaborazione con la nascente attività di catalogazione, promossa dal responsabile catalogazione dott. Alberto Tosa, mi ha permesso di entrare in contatto diretto con il ricco patrimonio museale della Fondazione.

L’esperienza vissuta può essere suddivisa in due momenti: il primo costituito dallo studio delle sculture, da me catalogate, supportato da una visita guidata in museo per poter conoscere meglio il loro contesto; il secondo, invece, è stato caratterizzato dall’analisi storico artistica dei manufatti, avvenuto grazie al ricco patrimonio librario presente in museo.

Il tirocinio non è stato solo lavoro, ma anche occasione per conoscere persone fresche e divertenti all’interno della Fondazione, che porta con sé un grande pezzo della storia collezionistica torinese. È stata un’esperienza unica che è riuscita a sfatare qualsiasi pregiudizio sull’attività lavorativa, facendomi scoprire la bellezza del mondo della catalogazione e la possibilità di un’immersione a 360° nell’opera d’arte. Sono stata piacevolmente seguita e supportata, aiutata e spronata all’analisi e allo studio. In poche parole, lo rifarei subito!!!

 

Erika Lo Schiavo

Erika Lo Schiavo

Salto nel “dietro le quinte” di un museo

La Fondazione Accorsi-Ometto mi ha sempre incuriosito: tantissime attività e tesori stupendi all’interno. Ma all’inizio del mio percorso di laurea magistrale in storia dell’arte, non avrei mai pensato che sarei finita proprio lì a svolgere la mia attività di tirocinio! E non poteva capitarmi di meglio: ambiente stimolante, persone dinamiche e gentili e attività interessantissima.

Nel corso delle 150 ore, ho passato la maggior parte del tempo negli uffici ma il lavoro è stato tutt’altro che noioso. Trovarsi all’interno di un museo ti permette di avere un contatto immediato e diretto con le opere di cui ti occupi e credo che questa sia la condizione ideale per svolgere un tirocinio curriculare in storia dell’arte.

Il lavoro è stato suddiviso in due fasi.

Durante la prima, mi sono occupata della raccolta dei dati relativi ad una selezione di 161 opere all’interno del museo, creando così una sorta di carta d’identità delle suddette opere. Questi dati sono poi stati pubblicati sul sito di Google Art Culture.

Nel corso della seconda fase, mi sono invece confrontata con un lavoro di ricerca di informazioni più specifiche relative alle opere in questione, approfondendo così l’origine e l’ambito di realizzazione, naturalmente dove possibile. Questo mi ha permesso di scoprire elementi molto interessanti in merito al gusto, la moda e i caratteri generali che più definiscono il periodo settecentesco e ottocentesco. Gli ambiti di maggiore riferimento sono stati il Piemonte e la Francia.

Posso quindi dire di essermi confrontata con un lavoro sia di osservazione che di rielaborazione che è poi sfociato nella redazione di schede informative. Cogliere i dettagli delle varie opere e apprezzare la diversità di ogni oggetto “toccandoli con mano”, è davvero un esercizio che cambia il tuo modo di approcciarti alle arti decorative.

A volte, si sottovaluta l’importanza del lavoro “dietro le quinte” di un museo e questa è stata senza dubbio un’occasione per venire a contatto con una realtà che è invece ricchissima di sfaccettature ed estremamente complessa. Inoltre, ho potuto approfondire i due secoli che più mi affascinano: il ‘700 e l’800.

Infine, non posso evitare di dire che, con Alberto, tutor disponibile e comprensivo come guida e una squadra di responsabili attivi e in gamba come Giusy, Laura e Luca, questo “salto nel tempo” di 150 ore si è affrontato ogni giorno con entusiasmo e buonumore!

Chiara Albanese

Chiara Albanese

Le Arti decorative: quando arte e storia si intrecciano in un unico manufatto

Ho svolto uno stage di formazione tra il 21 maggio ed il 20 giugno 2018 presso il meraviglioso Museo di Arti Decorative. Dimenticarsi di un posto così bello è pressoché impossibile, sia per un visitatore che per una giovane stagista come me. Lì, in prevalenza, mi sono occupata di catalogare alcuni preziosi e piccoli oggetti, per la maggior parte collocati nella cosiddetta “Galleria degli Argenti”, la seconda sala del percorso museale. Si tratta di una sorta di “scrigno” che custodisce diverse tipologie di tabacchiere, bombonniere, astucci, carnet, porta-profumi e molto altro ancora. Giorno dopo giorno, oggetto dopo oggetto, ho scoperto l’affascinante mondo delle Arti decorative, dove arte e storia si intrecciano in un unico manufatto. Lavorare a fianco allo staff del museo mi ha permesso, inoltre, di scoprire alcuni aspetti fondamentali del mondo lavorativo, tra cui il lavoro di squadra, lo spirito d’osservazione, la gestione delle tempistiche richieste e la precisione tecnica. Il confronto e la consultazione di libri o testi digitali ha, inoltre, incrementato in modo considerevole il mio bagaglio artistico culturale. Infine, la mia esperienza di stage si è conclusa sperimentando anche il ruolo di operatore museale durante l’inaugurazione di una nuova mostra. In primo luogo, mi ritengo soddisfatta dei piccoli, ma per me grandi, progressi raggiunti nell’ambiente museale, inoltre, ringrazio poi il mio tutor, il Dott. Alberto Tosa, e tutto il resto dello staff, per avermi così piacevolmente coinvolta nel loro mondo fatto di professionalità e passione per l’arte, in tutte le sue forme. Ringrazio anche il presidente della Fondazione Giulio Ometto (che ho avuto il grande piacere di conoscere). La Fondazione Accorsi-Ometto, non è solo un museo di arti decorative in cui è possibile ammirare, come citato dal posto stesso, “il mobile più bello al mondo”, è anche Famiglia, un posto dove la profonda conoscenza dell’arte convive assieme ad un piacevole clima d’amicizia. Ed è proprio grazie a tutto questo, che il mio stage formativo si è trasformato da semplice attività extra-scolastica… in esperienza professionale per il futuro.

Daniele Lekaj

Daniele Lekaj

Ivan Nicola

Ivan Nicola

Lekaj Daniele e Nicola Ivan raccontano la loro esperienza di alternanza scuola-lavoro

Abbiamo iniziato questo progetto di alternanza spavaldi, ma senza sapere quello che ci aspettava. Conosciuto il nostro compito, ci siamo messi subito all’opera.
Il nostro compito consisteva nel catalogare riviste riguardanti il mondo dell’arte su Excel, per facilitare le ricerche future degli interessati agli argomenti trattati nelle medesime riviste. Oltre ciò ci dovevamo occupare di sorvegliare e accompagnare i visitatori all’interno della mostra e alle tavole.
Questi lavori inizialmente ci sono risultati un po’ ostici poiché non li avevamo mai affrontati prima; man mano che le giornate susseguivano abbiamo iniziato a svolgere i compiti a noi assegnati in maniera più fluida.
Fin da subito abbiamo conosciuto i nostri “colleghi” instaurando immediatamente un bel rapporto. Ogni tanto, durante i nostri brevi ma piacevoli riposi, abbiamo imparato a conoscere meglio il resto del personale scoprendo persone molto piacevoli e simpatiche, che non ci hanno mai negato un aiuto in caso di difficoltà e con le quali a volte ci scappava anche qualche battuta.
Nel weekend, precisamente sabato 2 febbraio, abbiamo aiutato Laura che accompagnava all’interno del museo un gruppo di non vedenti; noi avevamo il compito di seguire questi ultimi e di porgere loro gli oggetti che Laura illustrava verbalmente, in modo che i visitatori potessero capire attraverso il tatto l’entità di questi oggetti. E’ stata una bella esperienza poiché abbiamo lavorato a un progetto inusuale, ma molto interessante con persone stupende, che ci ha permesso di sviluppare contatto con un mondo estraneo, fino ad ora, alla nostra normale routine.
Al termine della nostra esperienza abbiamo imparato un po’ meglio cosa significhi trovarsi nel mondo del lavoro, un mondo duro, ma che con le giuste persone può risultare anche molto piacevole e gratificante. Inoltre abbiamo appreso come instaurare, tra di noi o anche con gli altri “colleghi”, un ottimo gioco di squadra dividendoci i compiti.
Un ringraziamento speciale va a tutto il personale e a tutti i volontari che ci hanno sempre seguiti e rese queste due settimane molto costruttive per il nostro futuro.

Elena Pilittu

Fare parte di una squadra

Mi presento, sono Elena Pilittu, ho 19 anni e frequento l’Istituto tecnico economico Bosso-Monti. Nel corso del biennio 2017-2018 ho avuto la fortuna di svolgere più volte l’alternanza scuola-lavoro presso il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto.

In queste occasioni ho avuto modo di crescere culturalmente poiché il Museo, oltre alle sale museali, ospita regolarmente diverse mostre temporanee durante le quali ho potuto effettuare le mie ore di stage. Esse sono state: “Dal Futurismo al ritorno all’ordine, “La giornata di una signora”, quella dedicata all’opera di Giò Pomodoro, ed infine “Cesare Ferro Milone. La magia del colore tra Torino e Bangkok “.

Nel corso del tirocinio, ho svolto diverse attività: l’assistenza nelle sale, il riordino della biblioteca e dell’archivio fotografico ed infine la creazione di una guida cartacea nella mia lingua madre, lo spagnolo; tutte attività cui ho dedicato tanto impegno, ma fortunatamente sono sempre stata accompagnata e supervisionata dalle mie tutor, Giusi e Laura.

È stata una bellissima esperienza, mi sono sentita parte di una grandissima squadra e ammetto che, se avessi potuto fare altri stage quest’anno, ci sarei ritornata ancora molto volentieri.

Yassir Naanani

Yassir Naanani

Francesco Ferro

Francesco Ferro

Due settimane al Museo

Yassir Naanani e Francesco Ferro, studenti dell’I.I.S. “Peano”, sono stati nostri ospiti per due settimane come progetto di alternanza scuola-lavoro. Abbiamo chiesto loro di dare un’opinione sull’attività.

È appena finito il vostro periodo di stage alla Fondazione Accorsi-Ometto, è stata la vostra prima esperienza di questo tipo?

Questo che abbiamo frequentato qui, alla Fondazione, è stato il nostro primo vero e proprio stage formativo. Non si direbbe, essendo noi ragazzi di quarta superiore, ma, fra attività di vario tipo, l’anno scorso non abbiamo frequentato nessuno stage.

Conoscevate già il museo prima dello stage?

Ammettiamo che non avevamo mai sentito parlare del museo, ma quando la prof. ci ha proposto quest’attività ce ne ha parlato un po’ e ci ha convinti. Ci ha parlato del maestoso cortile del museo e infatti il primo giorno pure noi ne siamo rimasti colpiti.

E, a proposito, com’è stato il primo giorno per voi?

All’inizio eravamo leggermente in ansia, è pur sempre un ambiente completamente nuovo, ma una volta entrati e appena conosciuta la guardia giurata, ci siamo sentiti molto più sicuri.

Ci è stato offerto un breve giro del museo, che ci ha permesso di osservare la collezione di oggetti di uso quotidiano di epoca settecentesca, le tavole imbandite (apparecchiate nel lusso, c’erano le posate d’oro) e la mostra temporanea di Enrico Reycend, pittore torinese di fine ‘800 che per lungo tempo – e ingiustamente – è caduto nel dimenticatoio e che ora è stato riportato alla luce. Abbiamo poi fatto un secondo giro del museo per osservare i sistemi e le uscite di sicurezza. Una volta terminati i giri abbiamo conosciuto tutto lo staff degli uffici, che ci è fin da subito apparso molto accogliente. Poi è iniziato il lavoro.

Che lavori avete fatto?

Il nostro primo lavoro consisteva nel rimettere in ordine la biblioteca del museo, dato che alcuni scaffali erano un po’ disordinati e qualche libro era da rimettere al suo posto. Il lavoro più grosso, però, riguardava la catalogazione di una raccolta di riviste. Siamo partiti con l’inserimento di alcuni dati mancanti, passando alla ricatalogazione e poi al riordino delle riviste. È stato un lavoro che ci ha portato via diversi giorni, ma per certi aspetti è stato anche quello più attinente al nostro indirizzo di studio, liceo scientifico con opzione scienze applicate. Oltre a questi lavori da ufficio abbiamo anche aiutato i volontari del personale del museo, assistendo i visitatori. L’assistenza consisteva in sorvegliare l’area della mostra, accogliere i visitatori all’ingresso e talvolta accompagnarli all’area delle tavole, essendo collocata in una sala non accessibile senza l’accompagnamento delle guide.

E per il pranzo?

I primi giorni abbiamo comprato da mangiare nei dintorni, ma poi abbiamo deciso di portare il nostro pranzo da casa e di fermarci a mangiare con il resto del personale del museo, che ci ha gentilmente ospitati pure per i pranzi.

Cosa vi è piaciuto maggiormente del museo?

Sicuramente l’accoglienza e anche il fatto che sia un museo di dimensioni modeste: ci si ambienta molto in fretta e abbiamo notato comunque un grande affiatamento nell’ufficio. È davvero un bell’ambiente.

Cosa invece di meno?

Il fatto che forse il museo non è molto pubblicizzato. È un peccato perché secondo noi meriterebbe più visibilità.

Quali competenze sentite di aver acquisito durante lo stage?

Abbiamo imparato meglio a dividerci un lavoro per velocizzarlo, migliorando la nostra organizzazione. Inoltre, siamo riusciti anche a costruire un programma in maniera da distribuire equamente il lavoro su tutta la giornata e la settimana. Per Francesco è stata anche la prima esperienza in ambiente lavorativo. Abbiamo anche imparato a relazionarci con persone con anni di esperienza nel mondo del lavoro.