Fondazione Accorsi - Ometto Torino

IL PALAZZO

Il Palazzo Accorsi, nel quale è ospitato il Museo di Arti Decorative, ha una nobile ed importante storia.
La sua origine si deve all’intraprendenza dei Padri Antoniani, che in Piemonte avevano come centri principali la celebre Precettorìa di Sant’Antonio di Ranverso ed a Torino l’antica prevostura dei Santi Dalmazzo e Antonio posseduta fin dal 1271. All’indomani della cessione di quest’ultima, su pressione del duca Carlo Emanuele I, ai Padri Barnabiti, gli Antoniani pensarono di costruire una casa religiosa più grande e comoda, con annessa la chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, al fondo dell’odierna Via Po.

La storia della Domus Padi (Casa di Po) - oggi Palazzo Accorsi - incominciò nel 1616, quando il grande complesso, palazzo e chiesa, fu aperto sia per i religiosi sia per i malati da loro curati.
Ultimati i lavori nel 1626, per circa 150 anni il complesso fu una delle sedi più prestigiose degli Antoniani in Piemonte ed Italia.

Alla metà del Settecento gli Antoniani affidarono a Bernardo Vittone il rimodernamento della chiesa. Il grande architetto sistemò la chiesa, il coro, il campanile ed approntò il decoro del presbiterio. La chiesa di Sant’Antonio era allora ricca di opere d’arte, dipinte da Giovanni Paolo Recchi, Carle Dauphin, Alessandro Trono, Michelangelo Milocco e Lorenzo Pelleri.

In seguito alla soppressione dell’Ordine degli Antoniani da parte del papa Pio VI Braschi (17 dicembre 1776), il palazzo e la chiesa, affidati all’Opera della Mendicità Istruita, godettero ancora di un momento glorioso. Furono invece le soppressioni napoleoniche a condizionare fortemente le costruzioni: l’Opera abbandonò il complesso, provocandone una inarrestabile decadenza.

La chiesa di Sant’Antonio non era più visibile già nel 1826, con la dispersione delle sue opere d’arte. La proprietà degli edifici passò nell’Ottocento all’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro. Fu allora che in alcuni locali del palazzo trovò abitazione il grande pittore Antonio Fontanesi, che vi morì il 17 aprile 1882; nel portone di ingresso al Museo è murata, a ricordo, una lapide in suo onore.

Pochi sono oggi i resti riconoscibili delle costruzioni antiche: un brano di affresco del coro della chiesa nei locali delle segreterie del primo piano; due colonne in pietra sotto i portici di via Po; una parte della sacrestia nel locale del book-shop, mentre quanto rimasto del campanile è stato murato per preservarlo.

Nel Novecento la storia del palazzo ha trovato una prosecuzione ideale ed un nuovo grande impulso.
Nel 1956 l’intero palazzo fu acquistato da Pietro Accorsi che adibì il piano nobile a sua abitazione e galleria d’arte. Alla sua scomparsa Giulio Ometto, suo allievo, attraverso un meticoloso lavoro, rispettoso della storia secolare del palazzo, ha completamente rinnovato lo storico edificio, rendendolo degna e splendida sede del Museo di Arti Decorative.